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Il Carnevale al tempo della Serenissima

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Il Carnevale al tempo della Serenissima

Il Carnevale, soprattutto quello di Venezia, ai nostri giorni è famoso per il travestimento, l’atmosfera magica e surreale che affascina i piccoli e, nonostante passino gli anni, continua ad esercitare la sua attrazione anche sui grandi.

Nella Serenissima Repubblica, in cui l’uso della maschera era diffuso durante tutto l’anno, nonostante le leggi cercassero di limitare tempi e luoghi dei travestimenti, ciò che caratterizzava il periodo del carnevale erano i giochi e le prove di forza.

Tra questi vi erano, nel giorno della Candelora, la caccia dell’orso, la caccia del toro, l’ammazzamento della gatta, la caccia alle anitre appese al palo e all’oca sospesa sull’acqua. Queste prove si tenevano a Santa Maria Formosa ed era quanto restava della celebre Festa delle Marie – tradizione ritornata in auge di recente nel carnevale lagunare.

La festa del giovedì grasso in Piazzetta, invece, veniva iniziata con il sacrificio di un toro (a memoria di un’antica vittoria) a cui seguiva lo svolo del Turco (oggi il volo lo compie una Colombina, ma nel Cinquecento il primo a compiere il tragitto aereo fu un acrobata di quella nazionalità).

Vi erano poi le gare di forze e di abilità in cui si affrontavano le due fazioni di Venezia: Nicolotti e Castellani.

Prima ci si confrontava nelle Forze d’Ercole, in cui le due squadre avversarie dovevano costruire una piramide umana.  A volte la gara aveva luogo sull’acqua ed era richiesta oltre alla forza anche l’equilibrio sulle barche. Il primo gruppo di uomini che formava la base della piramide, poteva sostenere il secondo gruppo o tramite delle assi o sorreggendo il peso dei compagni direttamente sul proprio corpo. Numerose sono le varianti ammesse, tanto da dare delle varianti alla forma originaria. Venivano date diverse denominazioni al gioco, come: l’Unione, la Cassa di Maometto, la Bella di Venezia, il Leone, i Tre ponti, il Caffaro, il Colosso di Rodi, la Verginella, l’Anatra, la Carega Imperial, el Gran Mogol ecc.

Sullo stesso palco, dove si sono tenute le prove erculee, Nicolotti e Castellani si esibivano nella Moresca, una specie di scherma collettiva a ritmo di danza, “combattuta” da daghe smussate dette mele corte.

Sono le immagini a renderci ancora oggi il fascino di un Carnevale fatto rivalità, scherno e stupore (i giochi venivano conclusi con i fuochi d’artificio), come il dipinto in cui è raffigurato Camillo Albini, vincitore delle Forze d’Ercole che riceve in premio proprio un ritratto eseguito da un artista in auge presso la Repubblica di Venezia, le damine con la maschera, o le stampe che ci restituiscono le numerose invenzioni per le prove erculee.